Capitolazione o nuova ondata ribassista?
Spesso una correzione (e adesso possiamo chiamarla così perchè ha superato il 10% sui principali indici) finisce con una capitolazione: un giorno di pesantissime vendite che concludono un peiodo costellato da distribuzione. Un esempio lo abbiamo avuto nello scorso agosto, dove la capitolazione si è avuta il 24, sessione dove i RE negativi hanno toccato quasi il 50%.
Oggi il nostro modello ne segna molti di meno (comunque abbondanti).
I prossimi giorni ci diranno di cosa si tratta. Per me è pura cuoriosità. Indovinare il minimo esatto è impossibile (in maniera continuativa, un colpo di fortuna capita); ricordo, come segnalato in diversi post, che sono in cash da diverso tempo e guardare il mercato con disinteresse in momenti di quasi-panico (concetto che riprenderò dopo) ti lascia analizzare la situazione più oggettivamente.
Momenti di quasi-panico. Non so come definirili, ma se una correzione del 10% porta tutta questa paura, qualcosa di insolito probabilmente c'è. Credo che la Fed con la sua politica abbia fatto dimenticare agli operatori cosa significhi una reale correzione (o un mercato orso), cosicché anche un movimento storicamente non starordinario (al quale però non siamo ultimamente abituati) li sta spaventando.
Niente paura. Dopo tutte queste vendite ci saranno gli acquisti e le opportunità abbonderanno. Le posizioni potranno essere tenute più a lungo e i guadagni medi saranno più ampi. Catalizzatore di questo futuro rialzo può essere l'imminente dichiarazione degli utili riguardanti il Q4.
Rivediamo i singoli indici:
La debolezza del Russell 2000 nei confronti dello S&P ci viene meglio dimostrata da questo grafico:
Tra i settori, pochi si salvano (utilities):
Poche azioni meritano un'analisi oggi; questo non significa che un buon operatore di mercato debba dormire in questi periodi. Costruire una watchlist con i titoli con miglior forza relativa è un ottimo modo per non farsi trovare impreparati quando un rialzo inizierà.
Un tema della sessione di ieri è stato il crollo dei colossi tech che hanno trainato il mercato: AMZN, FB, NFLX e GOOGL.
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